sabato 9 febbraio 2008

Omaggio ad Emilio Prazio - ricordo dell'avvocato Picccione

EMILIO PRAZIO - Ricordo dell'avvocato Corrado Piccione

Non sono un critico d’arte. Prendo la parola anzitutto per un testimonianza di amicizia nella quale si addensano ricordi sui quali si proietta l’ombra di una profonda tristezza. Voglio aggiungere che essendo un professionista del diritto nel mio spirito è vivo il significato di un etima profonda ed antica.
Carmen non fu nell’etimo soltanto espressione d’arte – fu anche norma agendi. Esiste una genesi unica di tutte le manifestazioni dello spirito umano nella quale si fondono intuizioni ed emozioni –
Che sono nelle radici espressioni d’arte: A ben riflettere è questa radicalità artistica che si avverte in
livelli esistenziali più alti.
Emilio Prazio artista del ferro battuto non conobbe le ufficialità patinate – anche se non mancano cospicui riconoscimenti. Aveva vivo il pudore dei suoi sentimenti e del suo mondo.
Ha vissuto tutti i momenti della sua vita come esperienza d’arte riflettendo in ogni sua opera preziosi frammenti di una singolare vocazione che non fu estranea alle contraddizioni del suo tempo pur nelle vibrazioni inesauribili di una personalità non ancora interamente decifrata. Il suo itinerario
umano ed artistico da Bologna a Siracusa fu scandito da ritmi evolutivi pur di dispari intensità ma sempre dominati da empiti fortemente universalizzanti.
Il tratto umano era caratterizzato da disarmante semplicità e bontà. Ricordo il mio ultimo incontro con Lui in occasione dei cent’anni del sen. Di Giovanni. Fu l’autore della targa – ricordo, partecipe della emozione collettiva per un avvenimento indimenticabile e consapevole del suo significato nella vita cittadina. Ma soprattutto consapevole della caducità di tutte le vicende umane tristi e liete
che erano in Lui motivo di una perenne malinconia non sempre avvertita da interlocutori superficiali in quanto avvolta di una garbata riservatezza. Aveva intensamente vissuto ed intensamente sofferto – come per gli uomini che lasciano un segno.
Così Lo abbiamo conosciuto ed interpretato. Così Lo ricorderemo per sempre.
La sua arte è stato il prisma conoscitivo della realtà umana – è l’apotesi della sua intelligenza, emozione intuitiva dell’assoluto nella quale credeva: emozione che non è un momento sensoriale o
sentimentale – ma un atto creativo, il più alto del quale l’uomo è capace – nel quale il sogno dell’Artista si confonde con il senso dell’ignoto da raggiungere, da scoprire.
Disse Selopenlauer che nel momento estetico la conoscenza si libera dalla volontà, dalla partecipazione della volontà. E’ davvero la condizione evolutiva lo stato di grazia dell’artista.
Ma pur valido l’insegnamento agostiniano: trascendi te stesso – volgiti al punto in cui viene accesa la luce della ragione.
Questo vale per tutti – il senso vero della vita si conquista quanto si accende il lume della razionalità.
Ma nei veri artisti come Emilio Prazio – vi è un ambito di impenetrabilità le cui frontiere sono inviolabili.
Entro questa frontiera è il mistero dell’artista – in questo mistero possiamo per tratti anche incerti avvertire quel magico fenomeno di ogni vero artista – l’auto-oblio: che poi è la tragicità silenziosa della sua vita che si manifesta nel drammatico rapporto tra l’oblio e memoria.
E’ domandato: ma tutto questo ha un senso? Ha certamente un senso: e il senso vivo e palpitante della vita ossia la tragedia vissuta e sofferta di ogni artista – ma anche di ciascun uomo anche se non sempre con profonda consapevolezza.
Questi pensieri mi ha ispirato la straordinaria avventura artistica e umana di un vero artista, di un grande amico, di un uomo che lascia traccia indelebile nella cultura del nostro tempo.

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